Ostinati

L’associazione si presenta: “Nei nostri locali la vera ospitalità”. Oggi sono i “nipoti” dei vecchi osti a raccogliere l’eredità e a unirsi affinché questa tradizione possa proseguire ancora a lungo.

E ricorderemo, con letizia, queste vecchie Osterie che oggi vanno scomparendo mentre, con esse, scompare il ricordo di grandi e variate vicende di vita cittadina” scriveva nel 1931 Aldo Emanuelli nel libro – racconto Le Osterie Parmigiane.

 

Tabarro, Osteria Virgilio, Osteria Oltrevino, Enoteca Canistracci, Tcafè, Croce di Malta, Vineria Giramondo, Tra l’Uss e l’Asa, Officina Alimentare Dedicata, Chourmo Enolibreria, Enoteca La Piricucca, Agriturismo La Longarola, Trattoria della Torre e Cortex Bistrot hano dato vita all’associazione OstiNati, locali del buon bere tra Parma e il suo territorio.

La gemmatura è avvenuta nell’oratorio di San Tiburzio in borgo Palmia nel corso di una funzione laica sul valore dell’osteria quale luogo culturale. Hanno “officiato” Gaetano Saccoccio (filosofo del vino) e Anselmo Bocchi (norcino universale) che ha lavorato in punta di coltello un fiocco di spalla. A seguire un momento conviviale nel cortile esterno.

“Da diversi anni – sottolineano nella loro presentazione – la città di Parma rappresenta, all’interno del panorama nazionale, un raro esempio di eccellenza e fucina creativa in rapporto alla cultura del buon bere, soprattutto per quanto riguarda il versante del vino artigianale. Protetti dai numi tutelari dei loro numerosi predecessori e ispiratori, si trovano in città non pochi osti e ostesse di reale spessore” da oggi ufficialmente riuniti in associazione.

Un collettivo pervicace che opera in locali “dove la ricerca e l’originalità dell’offerta enologica sono un aspetto fondamentale dell’attività stessa”. Dove vogliamo andare ? “Vorremmo che fosse riconosciuta la nostra capacità di promuovere e difendere quotidianamente gli atti valori socio-culturali che il vino genuino, l’accoglienza e la buona tavola rappresentano”.

In osteria, rivendica Alessandro Marzocchi, oste e presidente dell’associazione, “non si beve o mangia solamente, si fanno concerti, si presentano libri, si fa cultura tutti i giorni”. 

Non poteva dunque mancare il sostegno dell’assessore Michele Guerra, presente al lancio dell’iniziativa: “Vedo tanta energia e dobbiamo creare gli spazi perché questa genialità si esprima. Sono sicuro che il progetto avrà lunga vita e altri si uniranno. Parlate di fare rete, mettersi insieme in nome della ricerca della qualità, cercare la diffusione sul territorio, di una idea nuova di tempo; come possiamo non essere d’accordo ?”.

Continua promozione della bevuta consapevole, organizzazione di eventi, ricerca della qualità intesa come proposta e accoglienza ristorativa, diffondere la cultura enologica italiana e straniera con particolare attenzione alla divulgazione e alla conoscenza della dimensione artigianale ed etica del buon bere, sensibilizzare al consumo responsabile e sostenibile dei prodotti enologici, valorizzare la capacità di ospitalità e accoglienza nel settore ristorativo, anche tramite la formazione degli addetti ai lavori: questi i punti del virtuoso decalogo stilato dagli associati che avranno il loro battesimo in occasione dell’evento annuale Vignaioli in Città in programma dal 29 ottobre al 4 novembre.

Agli osti e alle ostesse è arrivata la benedizione di Christine Cogez-Marzani, ideatrice di Vini di Vignaioli, evento che tra pochi giorni festeggia la 18esima edizione negli spazi del Foro Boario di Fornovo dove arriveranno addetti ai lavori da tutta italia, Europa e non solo. “Siamo ormai adulti, abbiamo raggiunto la maturità. Difendere i vignaioli – ha detto – vuol dire difendere il territorio in cui operano e oggi sappiamo quanto questo sia importante anche di fronte all’urgenza climatica”.

Ma cosa significa farsi continuatori di un’antichissima arte ? “Somministrare vuoi dire accogliere, donare un servizio delle cose necessarie: un giusto livello di qualità, offrire al pubblico i migliori frutti del nostro cercare, seguire linee guida etico-culturali che diventino un imperativo morale, uno stile di nostro ce  vita, un segno distintivo”.

“Sul mercato esistono pochi vini e cibi realmente d’autore, e chi ha scelto di fare l’oste è capace di trovarli, custodirli e raccontarli, evitando qualunque scorciatoia commerciale. Entrare in un’osteria ispirata a questi principi significa venire a contatto con una galleria di artigiani, maestri e figure esemplari di un saper fare spesso a rischio di estinzione”.

L’associazione si presenta anche come presidio di Parma quale meta ideale per la miglior parte del cosiddetto turismo culturale. “Ci mettiamo – assicurano – entusiasmo e competenza nel divenire interlocutori con le istituzioni locali nell’organizzazione di eventi o gestione di spazi in cui l’enogastronomia sia associata non solo allo svago ma anche e soprattutto alla cultura”.

In programma ci sono incontri con produttori, serate di approfondimento, corsi di avvicinamento alla cultura del buon bere, proiezioni.

Parma 2020 si avvicina, la ruota gastronomica gira e l’arrivo di visitatori è in crescita continua. Il rischio di una standardizzazione verso il basso dell’offerta commerciale, in questo caso della ristorazione, può essere concreto.

“Vogliamo vigilare affinché la capitale del food, a suon di banalizzazioni, non diventi la capitale di un cibo ‘blockbuster’, oltre che globalizzato, quando in molti casi non già precipitato nel baratro del genere cibo – spazzatura. Il turista culturale non merita le offerte al ribasso fatto di pizze surgelate in vetrina, tacos, etnici riusciti male, anolini da passeggio, sedicenti piadine romagnole, distese di plexiglass nei dehors, bicchieri di plastica a tutto spiano”.

Per questo l’associazione ha chiesto ufficialmente l’affiliazione e la tutela da parte dell’assessorato alla Cultura, “perché la vocazione alla vera ospitalità venga riconosciuta come asset per la città intera, soprattutto all’interno del suo centro storico”.

Occorre “tutelare il piccolo produttore del territorio, mestieri e pratiche a rischio di estinzione, oltre all’istituzione di un marchio di riconoscimento e di una mappa della città”.

Non cercano certificazioni, sponsorizzazioni o avvalli economici, “quanto piuttosto con una semplice e rigorosa autodisciplina che è morale e indipendente, prima che di mero profitto o pura immagine”.